Unisciti a noi! Fai domanda per il Servizio Civile

Il Dipartimento per le Politiche Giovanili e il Servizio Civile Universale ha pubblicato il bando per la selezione di operatori volontari da impiegare in progetti di Servizio Civile Universale.
L’Associazione Cittadini del Mondo partecipa al progetto Dare to Share, promosso dal CSV Lazio, il cui obiettivo è quello di promuovere l’inclusione sociale ed economica delle persone straniere presenti sul territorio di Roma, Latina, Frosinone e Rieti. Tutte le informazioni riguardanti il progetto le trovi qui: https://www.associazionecittadinidelmondo.it/wp-content/uploads/2021/01/Scheda-progetto-dare-to-share-Associazione-Cittadini-del-Mondo.pdf.

Chi può partecipare

Per presentare la domanda occorrono i seguenti requisiti:

  • avere tra i 18 e 29 anni non compiuti;
  • essere cittadino/a italiano/a, comunitario/a o con regolare permesso di soggiorno;
  • non aver riportato condanne;
  • non appartenere ai corpi armati e alle forze di polizia;
  • non aver già prestato il Servizio Civile o averlo iniziato e poi interrotto.

Come presentare la domanda

Puoi presentare la tua candidatura esclusivamente online, attraverso la piattaforma DOL https://domandaonline.serviziocivile.it, entro le ore 14.00 del 15 febbraio 2021.

Per accedere al sito ci sono due modi:

  1. se sei un cittadino italiano puoi accedere alla piattaforma DOL esclusivamente con SPID, il Sistema Pubblico di Identità Digitale. Per ottenerlo, leggi questa guida https://www.associazionecittadinidelmondo.it/spid-come-richiedere-lidentita-digitale/;
  2. se invece sei un cittadino appartenente ad un altro Paese dell’Unione Europea o uno straniero regolarmente soggiornante in Italia che non può disporre dello SPID, dovrai richiedere al Dipartimento delle Politiche Giovanili e il Servizio Civile Universale le credenziali per accedere alla piattaforma DOL, registrandosi qui https://domandaonline.serviziocivile.it/RichiestaCredenziali.

La piattaforma DOL è suddivisa in tre sezioni:

  1. Progetti;
  2. Dati e dichiarazioni;
  3. Titoli ed esperienze.

Nella prima sezione va scelto il progetto a cui partecipa l’Associazione Cittadini del Mondo, lasciando tutte le voci “vuote” ad eccezione di: “Garanzia Giovani” dove selezioni “No” e “Nome Progetto” dove scrivi “Dare to Share“.
Premendo il tasto “Cerca” il sistema restituisce l’elenco dei progetti con le relative sedi. Per scegliere quello relativo all’Associazione individua il progetto con il Codice Sede 149524, e seleziona il segno di spunta . La selezione del progetto comporta l’inserimento automatico tra i preferiti e il segno di spunta diventa di colore verde . Il sistema torna alla pagina iniziale con l’indicazione del progetto prescelto.

Nella seconda sezione vanno inserite le informazioni necessarie per compilare la domanda.

Nella terza sezione, infine, puoi integrare la domanda indicando eventuali ulteriori titoli in tuo possesso, oltre al titolo di studio da te indicato in precedenza, e le esperienze che hai maturato. Puoi compilare i campi della maschera oppure allegare il tuo Curriculum Vitae; puoi anche scegliere entrambe le opzioni. Per valorizzare a pieno il tuo curriculum ti consigliamo di riempirlo tramite la scheda del CSV Lazio a cui accedi da qui: http://www.csvlazio.org/scn/appovol/menu_g.php .

Trovi qui la guida per la compilazione e la presentazione della domanda: https://www.associazionecittadinidelmondo.it/wp-content/uploads/2021/01/Guida-per-la-compilazione-e-la-presentazione-della-domanda-per-il-servizio-civile-2020.pdf.

In caso di errata compilazione, puoi annullare la propria domanda e presentarne una nuova fino al giorno e all’ora di scadenza del presente bando, ossia entro le ore 14.00 del 15 febbraio 2021.

Per informazioni o assistenza nella compilazione della domanda puoi inviare un’email a info@associazionecittadinidelmondo.it.

Imparare vale sempre la pena!

Pubblichiamo con molto piacere e infinita gratitudine la testimonianza della maestra Paola che sta supportando, con l’attività di doposcuola, M un bambino che vive a Palazzo Selam.
Conoscendo dal 2006 la realtà del Palazzo, sappiamo perfettamente che non è un luogo idoneo ad accogliere dignitosamente delle famiglie ed è per questo che stiamo aiutando la famiglia di M a trovare una situazione abitativa migliore.

M è un bambino di 9 anni, nato in Italia, figlio di genitori etiopi fuggiti dal loro paese. Probabilmente non lo avrei mai conosciuto se non fosse arrivata la pandemia. Mi ero impegnata con Cittadini del Mondo per un’attività di doposcuola alla Biblioteca Interculturale, con bambini di quartiere. Invece, a causa della pandemia, mi è stato proposto di aiutare a distanza, attraverso il cellulare, questo bambino che vive a Palazzo Selam, edificio della periferia di Roma Sud, abitato da persone titolari di protezione internazionale.

M non aveva un computer e non aveva potuto seguire la didattica a distanza organizzata dalla sua scuola, dove frequenta la quarta elementare. Perciò, malgrado la difficoltà di interagire solo con le videochiamate, è stato contento di avere una maestra tutta per sé, seppure per due volte a settimana. Infatti, da quando abbiamo incominciato a vederci, ad aprile, non ha mai saltato una lezione, neppure durante l’estate!! E’ stato bravo, perché concentrarsi per un’ora davanti al cellulare, con la connessione che a volte va via, cercando di ascoltare e di capire, non è facile. Il merito è anche dei suoi genitori e di suo fratello maggiore, consapevoli di quanto sia importante per lui andare a scuola e studiare.

Per me è stato determinante il rapporto di collaborazione che si è instaurato con la sua maestra, persona di grande sensibilità e responsabilità nei confronti dei suoi alunni, con la quale ho concordato il percorso da seguire. Prima della fine dell’anno scolastico siamo anche riuscite ad organizzare insieme una videolezione sulla preistoria, materia che conosco bene, per tutta la classe.

A M piacciono molto le storie. E infatti, durante l’estate, abbiamo letto insieme il libro di Luis Sepulveda “La gabbianella e il gatto che le insegnò a volare”, consigliato dalla maestra. La lettura, che facevo io ad alta voce, un capitolo per volta, ci ha dato lo spunto per altre attività: disegni, esercizi di geografia e di grammatica, riflessioni sull’amicizia e sulla cura del pianeta, sulla maternità, sul coraggio delle proprie azioni, sulla pazienza e sulla determinazione.

 

Disegno dell’amicizia

 

Ma abbiamo anche potuto incontrarci due volte! Con le mascherine e per breve tempo, ma è stato importante, anche perché ho avuto modo di conoscere suo fratello e la sua mamma.

A settembre, quando M è potuto tornare a scuola, era felicissimo! Mi sono subito resa conto di quanto la scuola sia fondamentale per lui: mi è sembrato più pronto, più disinvolto, sicuramente più stimolato. Ora ci vediamo per la lezione on line una volta alla settimana, e lo aiuto nei compiti che lo impensieriscono di più. E poi, dal momento che a tutti e due piace cantare, spesso concludiamo l’incontro con un po’ di musica!

 

Paola Pascucci

First steps on the career guidance

Giovedì 17 dicembre alle ore 11.00 si terrà il primo webinar in doppia lingua, italiano e inglese, destinato in particolar modo ai cittadini stranieri in cerca di occupazione, promosso dalla rete dei Centri Orientamento Lavoro di Roma Capitale.

First steps on the career guidance è stato studiato per spiegare con semplicità anche a chi è appena arrivato nella complessa ma accogliente città di Roma, cosa fare e come fare per entrare nel mondo del lavoro.

Il seminario si propone di offrire un quadro chiaro e comprensibile di quello che occorre per potersi affacciare al mondo del lavoro: strumenti (un curriculum efficace, la conoscenza della lingua italiana, l’iscrizione al Centri per l’Impiego, una buona gestione del colloquio) e modalità (autocandidatura, partecipazione a progetti mirati).

Una prima “cassetta degli attrezzi” per destreggiarsi al meglio nell’attività di ricerca del lavoro, talvolta complicata, tanto più per chi, da poco tempo nel nostro Paese, fa fatica ad orientarsi tra i servizi.

Il webinar è aperto a tutti. Per accedere basta collegarsi a questo link https://bit.ly/2LagfM5.

Le barriere invisibili nell’emergenza sanitaria del Covid-19

Lo sportello sanitario dell’Associazione Cittadini del Mondo, durante la “seconda ondata” della pandemia di Covid-19, continua a essere in prima linea nella riduzione del rischio di infezione e nel contenimento della diffusione del virus tra le fasce più vulnerabili della popolazione, mettendo in atto procedure basate sull’evidenza e sulla buona prassi, coerenti con la normativa vigente.

Attualmente il nostro sportello opera esclusivamente all’interno dello studio medico della dottoressa Donatella D’Angelo, dove da anni diamo assistenza a diverse comunità straniere presenti sul territorio del VII Municipio.

Di fronte all’emergenza sanitaria abbiamo attuato una serie di cambiamenti sia strutturali dell’ambulatorio che operativi nella gestione delle procedure d’accesso e di monitoraggio dei pazienti, in linea con i programmi di adeguamento e innovazione previsti dalle norme vigenti. Tutto nel rispetto delle misure di distanziamento sociale e di sicurezza sanitaria:

  • adeguata aerazione dei locali;
  • implementazione dei dispositivi di igienizzazione del personale sanitario e dell’utenza;
  • protezione mediante DPI e barriere in plexiglass;
  • accesso contingentato dell’utenza che viene accolta solo previo appuntamento;
  • adozione di nuovi strumenti, e implementazione di quelli preesistenti, riguardanti la comunicazione medico-paziente “a distanza”.

Tali misure di contenimento e controllo, da una parte agevolano le procedure sanitarie consistenti nell’identificazione precoce dei casi e dei contatti, nel trattamento, nell’isolamento e nella sorveglianza attiva, aumentando la possibilità di interrompere sul nascere potenziali catene di trasmissione. Inoltre, rispetto alla prima ondata, le maggiori conoscenze sul decorso della malattia, come anche la riduzione dell’intervallo di tempo tra l’insorgenza dei sintomi e la diagnosi/isolamento, costituiscono armi preziose nel contrasto della pandemia. D’altra parte, la piena efficacia di tali interventi è strettamente legata all’adeguamento contestuale e reciproco degli operatori sanitari e dell’utenza al nuovo scenario.

Una delle maggiori difficoltà che riscontriamo riguarda il livello di digitalizzazione dei pazienti, che determina una radicale trasformazione dei comportamenti e delle abitudini nella relazione col proprio medico. I motivi sottesi a tale stallo comunicativo riflettono importanti barriere culturali e linguistiche e sono diversi per:

  • incapacità di familiarizzare con strumenti tecnologici;
  • difficoltà nell’accettare un rapporto sempre meno faccia a faccia col proprio medico;
  • differenze linguistiche.

Quest’ultimo fattore è tra i pazienti stranieri la difficoltà principale che richiede strategie comunicative orientate alle differenti comunità, come la mediazione linguistico-culturale e l’utilizzo di strumenti di traduzione creati ad hoc.
Esiste un problema di accessibilità delle informazioni ed è aggravato dalla difficoltà di raggiungere i migranti, da parte delle politiche di prevenzione, in quanto spesso sfuggono ai flussi informativi correnti. Inoltre, un problema di accessibilità delle informazioni legato a una difficoltosa familiarizzazione con un linguaggio tecnico ai più sconosciuto. Va segnalato, inoltre, che l’utenza straniera che si rivolge al nostro sportello sanitario è variegata e comprende sia persone che si sono inserite nel mercato del lavoro e vivono in un normale contesto abitativo sia persone ad elevata fragilità che, invece, vivono in condizioni di marginalità. Le esistenti diseguaglianze sociali si fanno più evidenti durante la pandemia assistendo a risposte eterogenee delle persone di fronte all’emergenza sanitaria potendo attingere a risorse materiali, sociali, culturali e psicologiche disegualmente distribuite e determinate dal loro status sociale.

A seguire, a titolo esplicativo di tali difficoltà e barriere, una rapida panoramica di situazioni e risposte che osserviamo a sportello.

N.Z., uomo, bangladese. Si presenta a studio senza appuntamento il giorno prima della partenza verso il suo paese di origine per mostrare a noi medici i risultati degli esami da poco eseguiti. L’esame in questione era il tampone rapido per l’identificazione del Covid-19 e il paziente risultava positivo. Non aveva capito l’esito del suo esame, non era riuscito ad accedere alla piattaforma per inviarci tale esito, non aveva la percezione del rischio di contagio. Oltre alla barriera linguistica, abbiamo osservato che il linguaggio utilizzato negli esiti dei tamponi, rilevato/non rilevato, genera dubbi di interpretazione del risultato persino tra la popolazione italiana.

J.K., donna, bangladese. Si rivolge al nostro sportello per dolori alla schiena e alla spalla, ci riferisce che il marito qualche giorno prima era stato dimesso dall’ospedale in seguito a un ictus cerebrale. Il livello di italiano è basso, frequentava la nostra scuola di italiano ma dopo il Covid-19 lo ha interrotto perché non è riuscita a iscriversi in tempo al corso on-line, perché ha poca familiarità con internet e la tecnologia. Esce poco di casa, nega di aver avuto contatti con persone risultate positive al Covid-19. Le proponiamo di fare il test sierologico per ragioni di screening e monitoraggio epidemiologico della popolazione più fragile. La sua risposta è stata: “Non c’è bisogno, io ho già fatto il tampone a giugno”.

G.A., uomo, bangledese. Lavora da anni a Roma, parla italiano fluentemente, ha sempre mostrato un atteggiamento proattivo e adattativo. Dopo il Covid-19 ha avuto episodi di dolore stenocardico per cui eseguiva gli accertamenti diagnostici prescritti. Il risultato escludeva patologie cardiache. Durante il colloquio emergeva invece uno stato ansioso di nuova insorgenza, legato agli eventi correlati al Covid-19. Ci racconta: “Io voglio tornare in Bangladesh, nella mia casa in campagna, lontano dalla città, a vivere tranquillo”.

R.A., donna, eritrea, abitante di Palazzo Selam da dieci anni. Nonostante i numerosi anni in Italia la sua conoscenza della lingua italiana è scarsa. Persona molto religiosa, osservante cristiana ortodossa. Ha sempre lavorato assistendo persone anziane non autosufficienti. Ci riferisce che non è mai uscita di casa se non per andare a lavoro e per partecipare alle celebrazioni della sua comunità religiosa. Ha perso il lavoro a causa del Covid-19 in quanto si è contagiata e ha portato il virus all’interno della famiglia presso cui prestava servizio. Lei sta bene ma il signore anziano che assisteva non ce l’ha fatta.

A.I. e A.M., uomini, somali, non ancora trentenni, abitanti di Palazzo Selam. Entrambi affetti da tubercolosi, uno in forma latente, l’altro in forma disseminata e per di più risultato positivo al Covid-19, dimesso dall’ospedale a seguito della negativizzazione del tampone. Il primo ci riferisce che “Palazzo Selam è un covo di germi”, il secondo parla a mala pena e non riusciamo a interpretare quanto sia consapevole del rischio legato alla comorbidità tubercolosi-coronavirus. Entrambi mostrano un atteggiamento di impotenza e rassegnazione davanti agli eventi legati al diffondersi della pandemia.

T.K., uomo, eritreo. Abitava a Palazzo Selam, ci contatta telefonicamente per riferirci che si trova a Milano ospite a casa di amici perché non vuole tornare a Palazzo Selam per paura dei contagi all’interno del palazzo. Si rende conto che la struttura rappresenta di per sé un alto rischio di diffusione del contagio per le sue caratteristiche di sovraffollamento e di scarse condizioni igienico-sanitarie.

Emergono barriere, non quelle invisibili di plexiglass che ci proteggono dal virus ma quelle intangibili della comunicazione non efficace che amplificano il senso di isolamento, che coinvolge trasversalmente tutti, ma che può trasformarsi in senso di abbandono per la persona malata. Sono quelle barriere che si innalzano tra le istituzioni e i migranti che, seppur prevedibili e risapute, nel contesto attuale di pandemia assumono caratteristiche di criticità urgenti in termini di salute pubblica con grave pregiudizio per l’azione di contrasto alla pandemia.

 

Dott.ssa Grazia Forte