Selam Palace

La città invisibile alle porte di Roma

Selam Palace
Selam Palace (che in aramaico vuol dire "pace") è la più grande occupazione abitativa romana di titolari di protezione internazionale (rifugiati politici, titolari di protezione sussidiaria ed umanitaria).
Attualmente ospita circa 700/800 persone originarie del Corno d'Africa (Etiopia, Eritrea, Somalia e Sudan), in maggioranza uomini, ma anche famiglie, donne e bambini, scappate dal proprio paese per fuggire da guerre e persecuzioni politiche o religiose.


Per informazioni più dettagliate sul Palazzo, consulta il report delle attività 2013-2014.

Una breve storia


Palazzo Selam nasce nel 2006 dallo sgombero di un'altra famosa occupazione romana, quella dell’Hotel Africa. Delle 400 persone che ne facevano parte, 250 entrarono in quello che oggi è conosciuto come Selam Palace.
Queste persone furono immediatamente sgomberate e portate in un tendone adibito a centro di accoglienza di fortuna. Tuttavia le proteste dei rifugiati furono tali che l’amministrazione fu costretta a trovar loro una sistemazione, che fu rappresentata dagli ultimi due piani del Palazzo, mentre il resto della struttura fu murata.Gli abitanti cercarono di iniziare un progetto di autogestione anche contattando architetti volontari per valutare i lavori da fare, ma le continue divisioni tra le comunità interne al palazzo rallentarono il processo e il fatto che l'edificio non nasceva per uso abitativo rendeva i costi del progetto non affrontabili dall'amministrazione comunale.
Il comune tentò di trovare soluzioni alternative per la sistemazione degli abitanti e dopo la visita al palazzo del Ministro del Lavoro Paolo Ferrero, furono stanziati i fondi per il trasferimento degli inquilini presso nuovi centri di accoglienza ma, poiché venne negato ad una delegazione del Palazzo di visitare questi centri, gli abitanti rifiutarono di spostarsi e il giorno in cui arrivarono i pullman per il trasferimento loro s fecero trovare incatenati al Palazzo.
Dopo questo episodio nel 2007 l'occupazione divenne illegale, l'amministrazione comunale smise di pagare le utenze e di occuparsi di qualsiasi questione legata al palazzo. Questo fu l'inizio del degrado strutturale dell'edificio mentre al suo interno continuavano ad insediarsi nuovi gruppi di persone, che nel giro di pochi anni hanno occupato tutto il Palazzo, abbattendo le pareti di cartongesso per costruire nuovi appartamenti, ed ad oggi qualunque spazio in cui era possibile ricavare una stanza è stato utilizzato rendendo la planimetria dell'edificio praticamente irriconoscibile.

Le condizioni del Palazzo

Nato come struttura universitaria, l'edificio di nove piani non è adatto ad ospitare un numero così elevato di persone. Intere famiglie, infatti, si trovano a vivere in stanze piccole, senza finestre, ricavate tramite pannelli di cartongesso dai vecchi aule e corridoi; il numero di servizi igienici non soddisfa gli standard di un campo profughi (attualmente vi è un wc o un bagno alla turca ogni 19 persone, e una doccia ogni 33).
La scarsità di servizi igienici, il numero insufficiente di locali, l'inesistenza di un impianto di riscaldamento, la mancanza di acqua potabile determinano condizioni igienico-sanitarie inadeguate e dannose per la salute degli abitanti.
Nel luglio 2012 Selam Palace è stato visitato dal Commissario per i diritti umani del Consiglio d'Europa, Nils Muižnieks, il quale ha definito le condizioni in cui versa come "sconvolgenti", affermando, inoltre, che esso "può essere considerato rappresentativo della complessiva condizione dei rifugiati in Italia (...) L'Italia è relativamente generosa nel concedere lo status di rifugiato, poi però fa ben poco di più". (per l'articolo completo, leggi qui)

Cosa facciamo a Selam Palace: lo sportello socio-sanitario

Cittadini del Mondo, fin dall'inizio dell'occupazione, opera all'interno del Palazzo con uno sportello di ascolto, assistenza e orientamento sociali e sanitari, dove ogni settimana i volontari e collaboratori dell'Associazione prestano assistenza alle persone, orientano ai servizi territoriali, e intercettano situazioni di emergenza o particolari fragilità.