Noi andiamo a scuola?!

Iris è una donna di 28 anni proveniente dalla Romania. Lavora in nero come addetta alle pulizie. Giunge in Italia nel 2016 e negli ultimi mesi la raggiungono le sue due figlie: Margherita di 8 anni e Primula di 10. La famiglia abita nel territorio del VII Municipio.
A febbraio Iris si presenta al nostro sportello sociale accompagnata da una ex preside in pensione, per avere una mano a iscrivere le due bambine alla scuola primaria.
Inizia così, per le operatrici sociali, la ricerca di scuole disponibili ad accoglierle. Le operatrici sanno che non sarà una ricerca facile. Infatti, l’inserimento di due bambine straniere ad anno scolastico in corso, spaventa gli istituti poiché l’accoglienza in classe di una alunna che non conosce la lingua italiana comporta grande impegno sia per la bambina che per le insegnanti.

Iris ci racconta di essersi rivolta a gennaio a un Istituto Comprensivo vicino casa che aveva accettato di iscrivere entrambe le bambine in prima elementare a partire da settembre 2020. In base al numero di iscrizioni effettuate nel mese di gennaio la scuola riceve per l’anno scolastico successivo più o meno risorse per le nuove classi che si creeranno. Contattiamo la scuola e facciamo presente che le bambine sono grandi per la prima elementare e che dovrebbero iniziare a frequentare da subito nelle classi corrispondenti alla loro età e non attendere fino a settembre. La scuola giustifica la propria condotta con il fatto che la madre non aveva presentato alcun documento che certificasse il percorso scolastico pregresso svolto dalle due minori. Il Testo unico sull’immigrazione (D.lgs. 286/1998 art. 38) stabilisce che i minori stranieri presenti sul territorio nazionale sono soggetti all’obbligo scolastico e che a essi si applicano tutte le disposizioni vigenti in materia di diritto all’istruzione, di accesso ai servizi educativi e di partecipazione alla vita della comunità scolastica. In base al Regolamento sull’immigrazione (DPR 394/1999: art. 45), i minori stranieri hanno diritto all’istruzione – indipendentemente dalla regolarità della propria posizione – nelle forme e nei modi previsti per i cittadini italiani. L’iscrizione può essere richiesta in qualunque periodo dell’anno scolastico. Per quanto concerne l’inserimento, lo stesso Regolamento (art. 45) prevede che i minori siano iscritti alla classe corrispondente all’età anagrafica, salvo che il collegio dei docenti deliberi l’iscrizione ad una classe diversa, tenendo conto dell’ordinamento degli studi del Paese di provenienza, del corso di studi seguito, del livello di preparazione raggiunto. Sempre il collegio dei docenti definisce il necessario adattamento dei programmi di insegnamento. Allo scopo, possono essere adottati specifici interventi individualizzati o per gruppi di alunni per facilitare l’apprendimento della lingua italiana. Il consolidamento della conoscenza della lingua italiana può essere realizzato anche mediante l’attivazione di corsi intensivi sulla base di specifici progetti.

Alla fine la scuola contattata dichiara di non avere posti disponibili per inserire Margherita e Primula nelle classi dell’anno in corso; riprende così la ricerca.
Bisogna considerare il fatto che contattare gli istituti significa inevitabilmente per le operatrici impiegare molto tempo al telefono per ottenere notizie e chiarimenti dalle segreterie, le quali a loro volta tardano a far pervenire le loro risposte. Nel corso delle 3 settimane successive arrivano solo rifiuti, finché un istituto ci comunica che ha posto per la bambina più piccola. Avvertiamo Iris che il giorno dopo si reca alla segreteria per completare l’iscrizione mentre continuano le ricerche per inserire la bambina più grande.
In quei giorni ci arriva una comunicazione dalla Rete Scuolemigranti (rete che riunisce 93 Associazioni, inclusa la nostra, gestisce 120 scuole di italiano e agevola l’integrazione dei nuovi cittadini nel quartiere e nella comunità) nella quale viene fatto presente come alla Rete siano arrivate diverse segnalazioni da parte di associazioni e/o singoli cittadini che riportano criticità nell’inserimento di alunni stranieri neo-arrivati nelle scuole di Roma. La rete ha costituito un gruppo tecnico per mettere a punto un sistema di gestione congiunta tra Municipio-scuole-volontariato per affrontare il problema. Il fenomeno, che grazie soprattutto alla Rete è stato portato alla luce e denunciato, rappresenta un danno grave del diritto allo studio e mette in evidenza i deficit del sistema d’istruzione nel territorio metropolitano di Roma, soprattutto perché l’afflusso di ricongiungimenti di minori in età scolare è un evento prevedibile che può e deve essere affrontato in modo coordinato e sistematico.
Per fronteggiare il fenomeno, la Rete invita tutte le associazioni che si occupano di iscrizioni scolastiche di alunni stranieri, a contattare l’Ufficio Scolastico Regionale per il Lazio che è a conoscenza della capienza di tutte le scuole di Roma, in modo da agevolare la ricerca di scuole disponibili ad accogliere alunni in corso d’anno. Inoltriamo dunque la richiesta al suddetto ufficio, ma la risposta purtroppo è insufficiente e non ci aiuta nella soluzione del problema.

Il 4 marzo arriva la comunicazione della chiusura delle scuole nel Lazio a causa dell’emergenza COVID-19, la situazione si complica ulteriormente. Ad oggi non abbiamo ancora ricevuto nessuna risposta dagli istituti contattati e Primula continua a non accedere al servizio scolastico.
Intanto Iris deve anche occuparsi di effettuare l’iscrizione anagrafica che le consentirebbe di accedere ai servizi di welfare locali, tra i quali il servizio sociale e l’accesso al Servizio Sanitario. Purtroppo Iris non ha un contratto di affitto regolare né il permesso di richiedere la residenza da parte del proprietario dell’appartamento dove vive con la famiglia.
Iris potrebbe far richiesta della residenza fittizia, ma la legge specifica che i cittadini comunitari possono ottenerla solo se soddisfano alcuni requisiti, tra i quali: disporre di un contratto di lavoro o essere in possesso di risorse economiche sufficienti per sé e per i propri familiari – circa 10mila euro – ed essere titolare di un’assicurazione sanitaria. Iris non possiede nessuno di questi requisiti e dunque non può accedervi. Siamo però in contatto con un piccolo gruppo di volontari che gestisce una scuola di italiano per stranieri nel territorio del Municipio VII, gli stessi che hanno indirizzato Iris al nostro sportello. Parlando con loro scopriamo che c’è la possibilità di fare a Iris un contratto di lavoro come domestica per qualche ora a settimana.

La giovane madre quindi torna al nostro sportello insieme al suo futuro datore di lavoro e insieme, attraverso il sito dell’INPS, registriamo il nuovo contratto, con il quale potrà recarsi al Segretariato Sociale del VII Municipio e iniziare le procedure per l’ottenimento della residenza fittizia, la regolarizzazione e l’accesso ai servizi sociosanitari per sé e per le bambine.
Con l’attuazione del DPCM del 9 marzo 2020 contro il COVID-19, che ha adottato ulteriori misure urgenti di contenimento del contagio sull’intero territorio nazionale, si sono bloccate le procedure per la richiesta d’iscrizione anagrafica. Inoltre, la situazione lavorativa, senza contratto, dovrà necessariamente essere sospesa. Di conseguenza, Iris, così come molte persone nella sua stessa situazione, finirà per trovarsi isolata, in quarantena, in forte difficoltà economica e priva dell’accesso ai servizi essenziali, in primo luogo quello sanitario.
L’emergenza del Coronavirus, aggrava la precarietà e le difficili condizioni di vita in cui molte persone, soprattutto stranieri, sono già costretti a vivere in situazioni ordinarie.
Ma Iris non si arrende e noi neppure.

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