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Storia di M

M, è un ragazzo Eritreo di 36 anni con un permesso di soggiorno per Asilo Politico rilasciato dalla Questura di Pisa scaduto nei primi mesi del 2019. La persona in questione è affetta da disturbo della personalità di tipo borderline, con disturbo del controllo degli impulsi, abuso di alcolici, ricorrenti vissuti persecutori e paranoidi, ideazioni ipocondriache, turbe del pensiero e disgregazione affettiva.
M è stato a lungo seguito dal nostro Sportello Sociale, in particolare per la richiesta di invalidità civile, dovuta alla sua critica condizione sanitaria, per la quale è stato seguito anche dagli ambulatori del CIR (Consiglio italiano per i rifugiati).
Dopo una prima fase in cui l’invalidità era stata sottostimata e una lunga trafila durata più di un anno, M era riuscito ad ottenere il riconoscimento del livello di invalidità necessario per ottenere un sussidio; per sbloccarlo, però, era richiesto il codice fiscale della moglie che, dopo essersi ricongiunta al marito, era andata via e risultava irreperibile.

Da giugno 2017 a giugno 2018 e poi ancora da luglio a ottobre 2018 M è stato detenuto a Regina Coeli e poi rilasciato con quotidiano obbligo di firma. Nel frattempo, l’assistente sociale dell’Associazione ha cercato informazioni sullo stato della pratica d’invalidità, per verificare che non fosse scaduta. La pratica era stata archiviata poiché si sarebbe dovuto presentare per la visita a luglio 2017, ma ovviamente era stato impossibilitato a causa della sua detenzione. La scadenza della disabilità era prevista a gennaio 2018 ma a fini anno ancora non era stato riconvocato per il rinnovo.
Vista la precaria condizione psicofisica di M è facile immaginare che il suo ritorno a Selam sia stato deleterio. Selam è un palazzo occupato da centinaia di migranti e rifugiati del Corno d’Africa che versa in pessime condizioni igienico sanitarie, nonché unico posto in cui M ha trovato alloggio una volta uscito dal carcere. Cercando di trovare ospitalità in un centro in cui M potesse essere seguito e tenuto sotto controllo professionale, contattiamo il circuito migranti fragili del Comune di Roma che ci comunica che se M fosse residente a Roma ci potrebbe essere qualche possibilità di accoglienza.
Tra giugno e luglio 2018 è stata avviata la procedura di iscrizione anagrafica presso la residenza virtuale in un Municipio della Capitale e M ha ottenuto l’attestazione di prima analisi che conferma la presenza dei requisiti di fragilità sociale necessari.
Prima dell’arresto però M ha smarrito permesso di soggiorno e documento di viaggio, possiede fotocopie di entrambi oltre alle denunce di smarrimento. Dall’ufficio anagrafico ci è stato però comunicato che in assenza del documento originale non si può completare l’iscrizione anagrafica.
A fine 2018 ci siamo perciò rivolti all’Ufficio immigrazione della Questura di Roma di Via Patini per ottenere il duplicato del permesso di soggiorno smarrito, qui ci è stato detto che poiché il permesso originale è stato rilasciato dalla questura di Pisa, M si sarebbe dovuto recare a Pisa per chiedere il duplicato di un documento che sarebbe comunque scaduto a inizio 2019. Se invece M fosse risultato residente a Roma avrebbe potuto direttamente procedere per la domanda di rinnovo presso la Questura di Roma e parallelamente procedere con il circuito migranti fragili per la ricerca di una sistemazione più adatta alla sua situazione.
Tornati nuovamente in Municipio per capire se fosse possibile trovare una soluzione che aggirasse il problema della mancanza del permesso di soggiorno originale, ci viene comunicato che in seguito all’emanazione del decreto sicurezza è stata diffusa una circolare che impedisce di rilasciare la residenza virtuale ai titolari protezione internazionale (modificata e corretta solo diversi mesi dopo) ed M si ritrova senza possibilità di accoglienza e rinnovo del documento.

Questi ripetuti rifiuti alle richieste di M lo hanno portato a non poter uscire dalla situazione di estrema fragilità in cui versava e il suo permanere all’interno di Palazzo Selam senza alcuna prospettiva di miglioramento della sua condizione globale lo hanno portato ad allontanarsi anche dalla nostra associazione con cui negli anni si era creato un rapporta di fiducia. Per diversi mesi non abbiamo avuto notizie, solo nelle ultime settimane siamo riusciti ad avere nuove informazioni su M: il suo disagio psichico si è aggravato portandolo a mancare al quotidiano appuntamento in commissariato per l’obbligo di firma ed è quindi nuovamente detenuto in carcere.