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Tutela del diritto alla residenza e all’accesso ai servizi per i titolari di protezione internazionale

Il progetto è stato realizzato da maggio a dicembre 2018 grazie al contributo economico di Roma Capitale – Dipartimento Politiche Sociali. che ne ha finanziato quasi interamente le attività. L’implementazione del progetto ha consentito ad operatori e volontari dell’Associazione Cittadini del Mondo di effettuare un’efficace mappatura degli utenti dello sportello socio-sanitario, al fine di orientare ed indirizzare i beneficiari verso le procedure di iscrizione anagrafica a Via Modesta Valenti e verso l’accesso ai servizi territoriali. Tale attività era già stata avviata dagli operatori dell’Associazione nell’anno precedente all’avvio del progetto, in seguito alla delibera comunale che annullava le precedenti residenze virtuali. In questa fase sono stati informati ed indirizzati tutti coloro che risultavano avere valida iscrizione anagrafica presso le associazioni di privato sociale autorizzate a rilasciare residenza virtuale prima dell’istituzione di Via Modesta Valenti. Tali utenti hanno avuto così la possibilità di ottenere il cambio residenza accedendo direttamente agli uffici anagrafici. Per garantire l’accesso a tutti gli altri utenti, per i quali la delibera prevede un passaggio obbligatorio al segretariato sociale, è stata concordata con i referenti municipali una procedura che ha previsto la condivisione dell’elenco dei nominativi degli abitanti di Palazzo Selam richiedenti iscrizione anagrafica virtuale a Via Modesta Valenti. In tal modo, da un lato è stata garantita la chiarezza sulla procedura, dall’altro è stato evitato un intasamento dei servizi. Il lavoro è proseguito e si è intensificato con l’avvio del progetto.
Dall’avvio del progetto gli operatori e i volontari dell’Associazione Cittadini del Mondo hanno effettuato una mappatura degli abitanti di Palazzo Selam, registrando in totale 305 accessi, di cui: 239 allo sportello socio-sanitario, che si è svolto ogni giovedì sera all’interno di Palazzo Selam; 66 allo sportello sociale, che si è svolto ogni mercoledì e sabato mattina nei locali della Biblioteca Interculturale. Oltre il 40% delle richieste al momento dell’accesso sono state relative alla residenza e all’iscrizione al sistema sanitario. Inoltre, in fase di monitoraggio sono stati rilevati i seguenti risultati:

  • 67 utenti hanno ottenuto l’iscrizione anagrafica all’indirizzo virtuale Via Modesta Valenti;
  • 51 utenti hanno effettuato l’iscrizione al Sistema Sanitario Nazionale;
  • 5 minori hanno effettuato l’accesso e sono stati presi in carico dal TSMREE territoriale;
  • 6 madri hanno ricevuto supporto nella richiesta di tariffa agevolata per la mensa scolastica.

“Selam Palace – la città invisibile” – Presentazione Secondo Rapporto Giugno 2018

Mercoledì 20 Giugno alle ore 10.30, in occasione della Giornata Mondiale del Rifugiato, presso la Sala Rossa del Municipio VII, Piazza di Cinecittà 11 Roma, l’Associazione Cittadini del Mondo presenta il secondo Rapporto sulle condizioni di Selam Palace.
All’interno del report vengono presentati i dati raccolti durante l’attività dello sportello socio-sanitario e sono approfondite le principali problematiche sanitarie che interessano le persone presenti nel Palazzo. Inoltre, viene dedicata un’apposita sezione alle testimonianze di alcuni degli abitanti di Selam Palace che, attraverso delle interviste, ripercorrono le tappe principali del loro viaggio per arrivare in Italia e condividono le loro riflessioni sulla vita nel Palazzo.
Selam Palace, stabile situato nel quartiere de La Romanina, è la più grande occupazione abitativa romana. Occupato dal 2006, ospita oggi tra le 700 e le 1000 persone circa. Gli abitanti, provenienti dal Corno d’Africa (Eritrea, Etiopia, Somalia e Sudan), sono titolari di protezione internazionale, che non hanno trovato accoglienza nei centri predisposti dalle autorità romane.
Nils Muižnieks, fino a qualche mese fa Commissario per i diritti umani del Consiglio d’Europa, visitando Palazzo Selam nel 2012 ha definito le condizioni in cui versa come “sconvolgenti” e ha affermato che esso “può essere considerato rappresentativo della complessiva condizione dei rifugiati in Italia […] L’Italia è relativamente generosa nel concedere lo status di rifugiato, poi però fa ben poco di più”.
L’Associazione Cittadini del Mondo, fin dall’inizio dell’occupazione, opera all’interno del Palazzo con uno sportello di ascolto, assistenza e orientamento sociali e sanitari, dove ogni settimana i volontari e i collaboratori dell’Associazione prestano assistenza alle persone, orientano ai servizi territoriali, e intercettano situazioni di emergenza o particolari fragilità.
L’azione svolta dall’Associazione, tuttavia, non si esaurisce a Palazzo Selam, ma si realizza attraverso altre attività quali: la Biblioteca Interculturale Cittadini del Mondo, nata per favorire l’incontro tra persone di culture differenti e dove i migranti possono trovare libri nella propria lingua d’origine; lo sportello sociale, che fornisce un servizio di informazione e orientamento socio-sanitario, e l’assistenza sanitaria garantita durante tutta la settimana.

Residenza anagrafica e diritti negati. Un aggiornamento sull’attuale situazione a Roma per i rifugiati

Ad oggi, diverse problematiche continuano ad impedire a molti titolari di protezione internazionale di ottenere una residenza anagrafica, rappresentando di fatto una barriera alla fruizione dei servizi e una condanna all’illegalità.
La situazione, già presente da molto tempo (come raccontato in un precedente articolo), necessita una risoluzione rapida e definitiva da parte delle istituzioni.
Nell’articolo, riassumiamo brevemente la questione e raccontiamo i casi di due utenti presentatisi stamattina presso il nostro sportello sociale presso la Biblioteca di Viale Opita Oppio 41.
La problematica della residenza anagrafica, che come abbiamo denunciato numerose volte negli ultimi anni costituisce spesso per i rifugiati e titolari di protezione internazionale un ostacolo insormontabile alla fruizione dei diritti, continua ad essere quanto mai attuale e spinosa.

Ad oggi, al contrario di quanto accadeva nel 2015, la Questura di Roma accoglie i rinnovi dei permessi di soggiorno per i titolari di protezione internazionale che presentano un indirizzo di residenza fittizio (alcuni enti e organizzazioni romane sono autorizzati a concedere degli indirizzi di residenza “fittizi”, cioè che non corrispondono all’effettivo luogo di abitazione, alle persone che vivono in situazioni di precarietà abitativa, al fine di garantire loro l’accesso ad alcuni servizi territoriali che altrimenti sarebbero loro esclusi). La situazione relativa alle residenze presso le occupazioni continua invece ad essere bloccata: la Legge Lupi impedisce a coloro che vivono presso le occupazioni abitative di ottenere la residenza presso l’occupazione stessa.

Questa barriera non interessa soltanto le persone che vivono all’interno di occupazioni o che sono senza fissa dimora, ma anche tutti coloro che vivono una realtà abitativa che potremmo definire più “normale”, come coloro che hanno un affitto in nero o che vivono in un centro di accoglienza temporaneo (la temporaneità dell’accoglienza impedisce al rifugiato o al richiedente asilo di acquisire la residenza anagrafica presso la struttura).

Le persone si trovano spesso in una situazione di completo stallo che non prevede facili soluzioni. Coloro che hanno amici proprietari di un appartamento possono sperare in una “cessione di fabbricato” gratuita: questa abitudine costituisce in pratica una forma di “residenza fittizia” non regolamentata e non accessibile a tutti. Com’è facile immaginare, non è raro che un padrone di casa senza scrupoli “venda” la cessione di fabbricato ai titolari di protezione internazionale che non riescono ad ottenere una residenza anagrafica in altro modo.
Soltanto stamattina, lo sportello sociale di Cittadini del Mondo, ha accolto nella Biblioteca Interculturale ben 2 utenti che si vedono negati dei diritti per problematiche legate alla residenza.

F., un giovane ragazzo eritreo, è in Italia da qualche anno. Parla pochissimo italiano, ma molto bene inglese. È tra i fortunati che hanno trovato un posto nel circuito dell’accoglienza romano e dorme in un centro non lontano da una stazione della metro. Ha un permesso di soggiorno per protezione sussidiaria che scade tra un mese, ed entro quella data deve trovare un indirizzo di residenza anagrafica che possa essere accettato dalla Questura. Poiché non è possibile richiedere la residenza presso la struttura in cui dorme, ha chiesto ad un suo conoscente una “cessione di fabbricato” a titolo di favore. La Questura si è però resa conto che il proprietario di casa ha già effettuato la cessione a diverse persone al fine del rinnovo del permesso di soggiorno, pertanto non lo ritiene valido. Gli operatori lo accompagneranno a Via degli Astalli per cercare di ottenere una residenza fittizia.

La storia di T. è più complessa. È in Italia da quasi dieci anni, è giovane, completamente solo, non ha mai lavorato con contratto regolare, Dublinato dalla Svizzera qualche anno fa, vive a Selam da anni. I suoi occhi parlano di sofferenza e di solitudine: il suo stato psicologico ha risentito dei traumi che ha affrontato prima e dopo il suo arrivo in Italia. A Marzo 2016 perde il suo permesso di soggiorno per protezione sussidiaria, già scaduto. A quel punto si accorge che la sua residenza fittizia presso Via degli Astalli è stata cancellata per irreperibilità: per regolamento del Centro Astalli, non può ottenere una nuova residenza presso la struttura; oltretutto, per richiedere una residenza fittizia è necessario essere titolari di un permesso valido. T. non riesce a tirarsi fuori da questa situazione di stallo, la scarsa comprensione dell’italiano e il suo stato psicologico gli rendono difficile presenziare agli appuntamenti con la Questura. In questi ultimi tempi si è ripresentato allo sportello: a Febbraio ha appuntamento in Questura, dove insieme agli operatori di Cittadini del Mondo proverà a richiedere il rinnovo del permesso di soggiorno. Con il cedolino del rinnovo, a quel punto, si tenterà di ottenere per lui una residenza fittizia.

La problematica della residenza rappresenta spesso un ostacolo al rinnovo dei permessi di soggiorno per protezione internazionale ed umanitaria. I titolari di questo tipo di documenti sono per definizione persone con storie traumatiche, in condizioni di fragilità, a cui lo Stato deve garantire una protezione: impedire il rinnovo di un permesso di soggiorno per asilo politico significa ostacolare la protezione internazionale stessa e condannare i rifugiati ad una condizione di irregolarità da cui è possibile uscire (forse) solo tramite un arduo pellegrinaggio di servizio in servizio.

Cittadini del Mondo continua a ritenere che questa situazione sia inaccettabile. Gli ostacoli burocratici legati alla residenza dovrebbero essere superati in virtù del fine ultimo di difendere lo status dei titolari di protezione internazionale. Coloro che vivono in situazioni abitative precarie dovrebbero poter ottenere facilmente delle residenze fittizie presso il Municipio di Roma dove abitano (ad esempio, “Via Modesta Valenti”); le residenze fittizie dovrebbero inoltre essere rilasciate dalle istituzioni stesse, e non delegate al privato sociale (come scritto in precedenza).

La residenza fittizia da diritto a conquista: il percorso ad ostacoli di un migrante

L’Associazione Cittadini del Mondo, che opera da 10 anni sul territorio del Comune di Roma gestendo uno sportello sociale ed un presidio socio-sanitario anche dentro lo stabile occupato di “Palazzo Selam” ad Anagnina, rileva il notevole incremento di cittadini migranti che giungono presso i suoi servizi con un problema di residenza. Segnaliamo che sono moltissimi i cittadini stranieri, in particolar modo titolari di un permesso di soggiorno per protezione internazionale (asilo politico, protezione sussidiaria), che hanno necessità di avere una residenza fittizia poiché non hanno una casa (temporaneamente ospiti dei centri d’accoglienza o senza fissa dimora per strada) oppure non possono prendere la residenza nel luogo in cui abitano (situazioni di sub-affitti al nero, ospitalità informale, stabili occupati).
La situazione risulta particolarmente grave per le famiglie con minori che alloggiano nelle occupazioni dove i genitori hanno preso la residenza prima dell’emanazione del “Decreto Lupi”: questi bambini (eccetto i neonati) alla luce dell’attuale normativa non possono più prendere la residenza presso i genitori costringendo l’intero nucleo familiare a prendere una residenza fittizia, con lunghi tempi d’attesa e determinando l’interruzione dei rapporti esistenti e spesso faticosamente costruiti con i servizi sociali e sanitari territoriali.
Ricordiamo che a Roma, la gran parte delle residenze fittizie sono rilasciate dal Centro Astalli (per i rifugiati), dalla Casa dei Diritti Sociali Focus, dalla Comunità di S. Egidio e dalla Caritas ma per richiedere la residenza vi è una lista d’attesa di oltre 1 mese che in molti casi supera i 2 mesi. In questo lasso di tempo questi bambini ancora privi di residenza hanno problemi per l’iscrizione all’asilo o alla scuola materna ed in generale per l’utilizzo dei servizi sociali e sanitari. Inoltre vi sono stati vari problemi legati alla procedura indicata dal Comune di Roma per il rilascio delle residenze da parte di questi organismi che per alcuni mesi non ne hanno più rilasciate in attesa di chiarimenti.
La residenza è anche un requisito fondamentale per il rinnovo del permesso di soggiorno e tutte queste difficoltà nell’acquisirla aumentano il rischio di scivolamento nell’irregolarità.
Ai cittadini migranti, costretti ad un pellegrinaggio sfiancante tra queste organizzazioni, la residenza sembra essere un’elargizione discrezionale, quando costituisce un diritto fondamentale. E l’iscrizione alla scuola materna, all’asilo nido, la presa in carico da parte dei servizi sociali l’accesso alla medicina di base e territoriale diventano una chimera. Ciò anche in considerazione del fatto che la residenza fittizia “istituzionale” rilasciata dai Municipi, Via Modesta Valenti, è per larga parte non utilizzata visti i requisiti stringenti e la tortuosa procedura per il suo ottenimento. Migliaia di persone e famiglie residenti negli stabili occupati non riescono a prendere la residenza fittizia “istituzionale” rilasciata dal Municipio del loro territorio ma devono spostarsi nel Municipio I dove sono ubicate tutte queste organizzazioni di volontariato. Salta il principio di prossimità e tali cittadini si trovano a dover attraversare Roma per accedere al welfare più essenziale.

La residenza fittizia e il luogo di dimora abituale: un rapporto da ripristinare per garantire la prossimità delle Istituzioni

L’Associazione Cittadini del Mondo dal 2006 si occupa del problema della residenza anagrafica dei titolari di protezione internazionale, con particolare riferimento alla popolazione del Palazzo Selam. Nel corso degli anni ha portato avanti azioni di advocacy affinché gli abitanti del Palazzo potessero ottenere la residenza anagrafica presso lo stabile, riuscendo nel 2013 a portare a termine questo progetto; la legge Lupi del 2014 ha bloccato però tale soluzione, rendendo impossibile agli abitanti di strutture occupate l’ottenimento della residenza presso le stesse strutture.
A Roma, per sopperire alle problematiche relative alla precarietà abitativa dei titolari di protezione internazionale ed umanitaria, vige la pratica dell’assegnazione di “residenze fittizie” (che dunque non corrispondono all’effettivo domicilio) presso la sede di organizzazioni di volontariato. Cittadini del Mondo ha sempre sostenuto che tale pratica debba essere modificata, in quanto mistifica la reale distribuzione dei rifugiati sul territorio romano (e, di conseguenza, giustifica una compartimentazione delle risorse tra i vari Municipi sbilanciata rispetto alle reali esigenze) e vincola i rifugiati alle Organizzazioni di Volontariato.
Nella seguente relazione, l’associazione Cittadini del Mondo specifica i principi della residenza anagrafica e della residenza fittizia per i titolari di protezione internazionale, oltreché i problemi che la situazione romana attualmente presenta al riguardo.
Chiede infine che per garantire la tutela dei diritti dei rifugiati la residenza fittizia venga assegnata dal Municipio di effettivo domicilio (presso l’indirizzo “Via Modesta Valenti“) tramite una procedura snella e facilmente attuabile, adatta all’elevato numero di richieste.

La residenza anagrafica è il presupposto essenziale per esercitare determinati fondamentali diritti civili politici e sociali ed ha pertanto un ruolo chiave nella realizzazione di una piena cittadinanza. Quest’ultima dovrebbe essere intesa non solo come status cui sono collegati importanti diritti e doveri ma anche come praticamente la partecipazione effettiva, concreta alla vita ed al governo della società. La residenza è uno strumento fondamentale per garantire l’integrazione sociale.
Ad essa è collegato l’accesso alle prestazioni in materia di assistenza sociale ed a determinate prestazioni sanitarie: è ad esempio il presupposto per l’individuazione dell’ASL di competenza per l’accesso ai servizi sanitari territoriali (Centri di Salute Mentale, Consultori, TSRMEE, Servizio per le tossicodipendenze Ser.t, fruibili in base alla zona di residenza) e la scelta del medico di base.
Ha in tal senso una funzione ancora più importante per coloro che vivono in condizione di emarginazione, precarietà, disagio socio-economico, fragilità.
L’istituzione della residenza anagrafica fittizia per i cittadini senza fissa dimora è stata istituita nell’ordinamento italiano con la Legge n.1228/54 per garantire l’uguaglianza dei cittadini, parità di trattamento e l’esercizio dei diritti e doveri fondamentali. L’art. 2, comma 3 della legge anagrafica n. 1228/54, modificato dalla L. n. 94/2009, prevede che “la persona che non ha fissa dimora si considera residente nel comune dove ha stabilito il proprio domicilio”.
Il diritto alla residenza viene, in tal modo, preservato nonostante la precarietà della condizione di vita della persona, essendo un diritto soggettivo. E’ qui stabilito il fondamentale legame tra residenza e luogo di vita, di dimora abituale.
Il legislatore già nel 1954, con la Legge n.1228 (e poi con il “Regolamento Demografico della popolazione residente” DPR n. 223 del 1989), aveva stabilito che ogni Comune avrebbe dovuto aprire una posizione anagrafica per le persone senza fissa dimora attribuendogli un indirizzo fittizio (“via della casa comunale” è il più usato) ma non tutti i Comuni si sono adeguati istituendo la residenza fittizia; vi è pertanto a livello nazionale una situazione non omogenea con pesanti ripercussioni in termini di esigibilità dei diritti.
Si evidenzia come il dispositivo della residenza fittizia possa esplicare al meglio la sua funzione di integrazione sociale e salvaguardia dell’esercizio dei diritti sociali politici e civili fondamentali se rilasciata dal Municipio o dal Comune più prossimo al luogo di vita del cittadino.

Il Comune di Roma nel 1994-1995 ha stabilito che questa potesse essere rilasciata anche da determinate organizzazioni di volontariato con il fine di favorire una presa in carico della persona da chi stava operando sul territorio per la sua integrazione e tutela.
Il servizio di queste associazioni, che doveva essere sussidiario al rilascio della residenza fittizia “comunale”, è nella realtà divenuto il principale canale di acquisizione della residenza fittizia con alcune importanti conseguenze:

  • l’alta discrezionalità nel rilasciare tale residenza da parte di queste associazioni;
  • una maggiore difficoltà per chi è legittimamente non intenzionato a farsi seguire da queste organizzazioni ad ottenere la residenza fittizia;
  • la non uniforme distribuzione sul territorio del rilascio di tali residenze (che determina una conseguente concentrazione in alcuni Municipi dell’accesso ai Servizi Sociali e sanitari senza un reale corrispondenza rispetto al territorio dove la persona vive);
  • la sovrapposizione tra l’accesso ad un diritto fondamentale come quello della residenza con l’erogazione di prestazioni socio – assistenziali ad opera di organizzazioni del privato sociale;
  • le sempre maggiori difficoltà gestionali con lunghe liste d’attesa a causa del crescente numero dei richiedenti anche legate alla ricezione della posta.

Al fine di vigilare sull’operato di tali organizzazioni venne istituito nel 1997 l’Osservatorio delle Povertà Emergenti, ma con pochi risultati: alcune associazioni sono state scoperte a chiedere denaro in cambio del rilascio della residenza, motivando tale richiesta come necessaria per la registrazione all’associazione.
Ma tale sistema si è rivelato inadeguato nel gestire efficacemente il fenomeno, a fronte della costante crescita del numero dei cittadini che negli anni ha richiesto il rilascio di una residenza fittizia o perché senza fissa dimora o perché impossibilitati a prendere la residenza nel luogo di abituale ed effettiva dimora (poiché alloggiano in sistemazioni precarie, in stabili occupati, ospiti presso terzi, in sub affitto o in affitto al nero).

A causa del sempre più alto numero di richieste, nel 2002 è stata istituita la residenza anagrafica intitolata “Via Modesta Valenti” 4 (D.G.C. n. 84/2002) presso ogni Municipio. Tale servizio è da ritenersi indispensabile per la persona che intenda seguire un percorso di reinserimento sociale e che, abitualmente presente sul territorio, sia priva di un domicilio eleggibile a residenza. La posizione anagrafica di via Modesta Valenti infatti consente il pieno godimento di alcuni diritti che la condizione di senza fissa dimora preclude, tra cui accedere ai servizi sociali e determinati servizi sanitari, iscriversi alle liste di collocamento, iscriversi alla Camera di Commercio, ottenere i documenti d’identità e le relative certificazioni.
Se da un lato l’istituzione di tale indirizzo gestito direttamente dai Municipi costituisce un’importante passo avanti nell’affermazione di questo diritto soggettivo, secondo una modalità istituzionale svincolata dall’appartenenza ad un’organizzazione privata, dall’altro la portata innovativa della delibera viene stemperata dal fatto che contestualmente in essa viene ridato mandato a determinate organizzazioni di volontariato (e ne individua in tal senso 15, ma che nella realtà saranno molte meno) a rilasciare le residenze fittizie.
Nonostante l’approvazione di tale delibera, nei fatti la gran parte delle residenze fittizie ha continuato ad essere rilasciata da tali associazioni di volontariato anche in relazione alle resistenze dei Municipi nel rilasciare Via Modesta Valenti. In tal modo la gran parte delle persone in condizioni di disagio socio-economico e fragilità sanitaria bisognose di essere prese in carico dai servizi socio-sanitari territoriali si è trovata costretta a chiedere la residenza fittizia nel Municipio dove sono collocate le organizzazioni di volontariato che la rilasciano, per la gran parte nel Municipio I.
E’ il caso di molti degli occupanti di Selam Palace residenti nel Municipio I (Via degli Astalli 14-Centro Astalli, Via Dandolo 10-Comunità S.Egidio, Via G. Giolitti 225 –Casa dei Diritti Sociali Focus) per i quali l’associazione Cittadini del Mondo si è attivata nell’invio/accompagno presso il Segretariato Sociale (“Social Center”) del Municipio VII (anche su indicazione del Servizio Sociale del Municipio I), per richiedere la residenza in Via Modesta Valenti n. 7 senza risultato e nessun tipo di collaborazione.
Si segnala che nel Comune di Roma, a livello di Dipartimento delle Politiche Sociali, si sta provvedendo all’emanazione di una Delibera per obbligare i Municipi a rilasciare la residenza di via Modesta Valenti, ma a tutt’oggi non è stato approvato un provvedimento in tal senso. I Municipi stessi, sordi rispetto riorientamento del Dipartimento, stanno opponendo resistenza al rilascio/richiesta di cambio residenza presso Via Modesta Valenti, facendo valere le residenze rilasciate dalle organizzazioni di volontariato (appellandosi al fatto che non vi è ancora una deliberazione definitiva in merito).
Nel tempo tale servizio si è concentrato inoltre nelle mani di poche organizzazioni, determinando una concentrazione delle residenze fittizie in pochi Municipi; in particolare il Municipio I ne detiene attualmente il maggior numero.

L’Associazione continua a svolgere il suo ruolo di advocacy presso il Municipio VII richiedendo vari incontri con l’Assessore alle Politiche Sociali, con il Presidente del Municipio, la Dirigente UOSECS (Servizi Sociali) e Responsabile dell’Area Organizzativa di Coordinamento Progettuale e gestionale per chiedere chiarimenti intenerenti la questione della residenza a causa della quale molti nuclei familiari (in maggioranza monoparentali e pertanto ancora più fragili) non possono essere presi in carico dai servizi sociali territoriali del Municipio VII.
Riteniamo che uno dei motivi per cui il Comune di Roma ha lasciato che il rilascio di tali residenze rimanesse in mano alle associazioni di volontariato possa risiedere nel fatto che la procedura prevista per il rilascio della residenza fittizia di Via Modesta Valenti prevede un iter amministrativo non del tutto semplice ed alcuni problemi gestionali (come la ricezione della posta personale).
La procedura prevede la mediazione del servizio sociale Municipale; nella D.G.C. n. 84/2002 si stabilisce infatti che la“dichiarazione di disponibilità all’iscrizione anagrafica in “Via Modesta Valenti” avverrà a cura del Servizio Sociale del Municipio di riferimento accreditando così le persone che ne faranno richiesta presso gli Uffici di Anagrafe dei singoli municipi”.
Il cittadino deve pertanto presentare richiesta al Servizio Sociale (e non all’anagrafe) che procede ad effettuare un colloquio volto ad accertare l’effettiva condizione di disagio socio-economico, l’assenza di una dimora fissa o l’impossibilità a prendere la residenza nel luogo di dimora abituale cui segue l’accertamento del Corpo di Polizia Locale NAE (Nucleo Assistenza Emarginati)
Il servizio sociale successivamente fornisce indicazione all’Ufficiale del Servizio Anagrafico di procedere all’iscrizione anagrafica che deve avvenire entro due giorni lavorativi dalla presentazione delle dichiarazioni. Pertanto la valutazione, l’accertamento e la relativa iscrizione anagrafica dovrebbe avvenire entro 48 ore dalla richiesta del cittadino, un arco di tempo sin troppo breve per i pubblici ufficiali.
L’attivazione di tale residenza prevede da parte del soggetto l’accettazione di alcune norme di comportamento, tra cui il mantenimento di contatti periodici con il servizio sociale ed il permanere dei requisiti che ne hanno motivato il rilascio: il venir meno di una di queste due condizioni può determinarne la cancellazione.
Si evidenzia come tale procedura prevedendo la valutazione del servizio sociale per ogni domanda (in un rapporto 1:1) e la successiva periodica verifica del caso risulta abbastanza gravosa per gli uffici pubblici in relazione all’elevato numero delle richieste di residenza fittizia determinando un sovraccarico di lavoro nei servizi sociali già oberati nel far fronte alle innumerevoli urgenti e crescenti necessità dei cittadini. Tali richieste sono andate ulteriormente aumentando con l’approvazione nel 2014 da parte del Governo del Piano Casa, in particolare del cosiddetto “Decreto Lupi” (Decreto Legge n. 47/2014) che ha stabilito l’irregolarità delle residenze prese presso stabili occupati disponendone la cancellazione con l’immediata conseguenza che molte persone si sono trovate a non aver più una residenza ed a doverne chiedere una fittizia.

L’Associazione Cittadini del Mondo intende in tal senso adoperarsi presso le istituzioni competenti (Municipi e Dipartimento Politiche Sociali) per chiedere una tempestiva riforma del sistema di rilascio delle residenze fittizie, in particolare:

  • La progressiva sostituzione delle residenze fittizie rilasciate dalle associazioni di volontariato, situate in prevalenza nel Municipio I, con Via Modesta Valenti dei relativi Municipi dove la persona ha la sua abituale dimora affinché possa essere ripristinato il principio di prossimità. Tale principio è volto a garantire che sia il Servizio Sociale del territorio dove il cittadino di fatto vive e dove ha costruito il suo progetto di vita a prendere in carico la persona per poter garantire un intervento professionale maggiormente appropriato ed efficace. Tale servizio infatti conoscendo a fondo le risorse e le problematiche di quel territorio dispone degli strumenti per intervenire in modo più tempestivo ed efficace nelle situazioni di disagio o dovrebbe essere messo in grado di farlo. La residenza, determinando la competenza territoriale, risulta uno strumento fondamentale per far si che le istituzioni locali prendano in carico i problemi del loro territorio. Questo ha importanti conseguenze anche nella ripartizione delle risorse tra i Municipi ed a livello sanitario tra le ASL, che deve avvenire in modo proporzionale al fabbisogno del territorio. Questo inoltre faciliterebbe in modo rilevante l’accesso dei cittadini ai servizi socio-sanitari ed il mantenimento dei contatti con essi. Per le persone senza fissa dimora che non hanno nemmeno un territorio di riferimento, ovvero per le quali non è individuabile una zona di dimora abituale (poiché si spostano costantemente da un municipio all’altro) o che sono inserite temporaneamente nei centri d’accoglienza, comunque il rilascio di una residenza fittizia gestita dall’amministrazione comunale (in uno degli indirizzi di via modesta valenti, da ripartire equamente tra i Municipi).
  • La modifica e semplificazione del procedimento per il rilascio della residenza fittizia di Via Modesta Valenti, rivedendo il ruolo del Servizio Sociale e predisponendo una procedura di sola registrazione anagrafica (con i relativi accertamenti). Come già accennato secondo la vigente delibera la persona dovrebbe infatti mantenere periodici contatti con il Servizio Sociale per consentire la verifica del permanere delle condizioni che ne hanno portato al rilascio (in tal senso si potrebbe obiettare che non tutte le persone che non possono prendere la residenza presso il loro domicilio necessitano di presa in carico da parte del servizio sociale). La procedura attualmente in essere risulta incompatibile con l’alto numero delle persone che sono state messe nella condizione di richiederla (si pensi alla situazione degli stabili occupati, sempre più numerosi a Roma, dove alloggiano dalle 300 alle 1000 persone). In particolare si pensi alla situazione dello stabile occupato situato in Via Arrigo Cavalieri n. 8 chiamato anche “Palazzo Selam”, di cui l’Associazione si sta occupando dal 2006, dove alloggiano attualmente circa 1000 persone e dove fino a Maggio 2014 era possibile prendere la residenza. Con il “Decreto Lupi” (art. 5 del Decreto Legge n. 47/2014, Piano Casa) non è stato più possibile prendere le residenze presso stabili occupati ed è stata disposta la progressiva cancellazione di tutte le residenze prese presso tali immobili, inoltre tali indirizzi non vengono più accettati dalla Questura di Roma ai fini del rinnovo del permesso di soggiorno determinando una situazione di negazione dei diritti fondamentali.

 

Linda Passarelli