Articoli

Il caso di John e Alex. Una storia di diritti negati… a lieto fine

Tra i numerosi utenti dello sportello sociale di Cittadini del Mondo, che hanno avuto difficoltà per il rinnovo o il primo rilascio del permesso di soggiorno a causa di un abuso compiuto dall’ufficio immigrazione della Questura di Roma, alcuni sono meritevoli di attenzione in quanto le vie legali si sono strettamente legate con quelle sanitarie.
È il caso di due gemelli nati prematuri, alla 27esima settimana e in sofferenza fetale. I bambini presentano fin da subito problematiche legate allo sviluppo cognitivo e motorio, necessitano perciò di un pediatra che possa regolarmente visitarli, una presa in carico da parte del TSMREE (Tutela della Salute Mentale e Riabilitazione in Età Evolutiva) per quanto concerne l’inizio immediato di una riabilitazione neuropsicomotoria (ancora in corso), l’accesso alla procedura di invalidità e accompagnamento e alla Legge 104.
I minori accompagnati seguono come ogni minore di nazionalità terza le sorti burocratiche del genitore che ne ha carico, in questo caso la madre. La signora si è infatti prontamente recata presso l’Ufficio Immigrazione della Questura di Roma sito in Via Patini 23 per richiedere il primo rilascio del permesso di soggiorno per i due gemelli. L’ufficio le ha negato tale rilascio consegnandole un provvedimento di diniego previsto dall’art. 10 bis della L.241/1990 a fronte della sua richiesta.
Questo strumento introdotto nel nostro ordinamento attraverso la Legge n. 15 del 2005 prevede che la Pubblica Amministrazione (l’Ufficio Immigrazione) nel procedimento ad istanza di parte (la richiesta di rilascio del permesso per i gemelli), debba comunicare i motivi che giustificano il diniego prima di formulare un provvedimento che modifichi la sfera individuale del soggetto. Rigettando la richiesta di primo rilascio del permesso per i gemelli per mancanza del requisito della residenza, l’amministrazione ha commesso un profondo abuso. I requisiti per il rinnovo del permesso di soggiorno, e in particolare per il primo rilascio, sono per legge ben altri e non attengono alla residenza.

La madre dei gemelli è di origine eritrea, ha un permesso accordato dalla Commissione Territoriale di Siracusa nel 2011 rilasciante la protezione internazionale per status (rifugiato politico) e vivendo a Palazzo Selam da prima del 2014 è residente nella medesima via in cui è ubicato il palazzo: Via Arrigo Cavalieri 8. Questo indirizzo non è più accettabile come valido per la registrazione anagrafica in quanto a partire dal 28 marzo 2014, l’art. 5 della legge Renzi-Lupi stabilisce che “chiunque occupa abusivamente un immobile senza titolo non può chiedere la residenza né l’allacciamento a pubblici servizi in relazione all’immobile medesimo e gli atti emessi in violazione di tale divieto sono nulli a tutti gli effetti di legge.” A partire da questo momento perciò tutti i nuovi arrivati a Palazzo Selam sono stati registrati all’ufficio anagrafe con l’indirizzo di residenza fittizia Via Modesta Valenti.
L’abuso dell’amministrazione si rintraccia nel fatto che la legge non prevede nei requisiti per il rinnovo del permesso di soggiorno quello della residenza.
I primi problemi nella lunga trafila di operazioni amministrative e legali che la madre ha dovuto affrontare per l’accesso a i servizi di cui sopra è stata in primis l’assegnazione di un pediatra. Sono infatti dovute intervenire le operatrici dell’associazione e la sua presidente, la Dott.ssa Donatella d’Angelo, affinché venisse spiegato agli uffici della ASL che i gemelli pur non disponendo ancora di un permesso di soggiorno proprio avessero pieno diritto ad un pediatra. Il minore non può mai essere considerato come irregolare ai sensi dell’art. 19 del TUI (testo unico sull’immigrazione), inoltre l’art. 35 della medesima legge e la Convenzione Onu art. 24 per i diritti del fanciullo garantiscono il diritto di ogni minore a beneficiare dei servizi sanitari senza alcuna discriminazione indipendentemente dalla loro nazionalità, regolarità del soggiorno o apolidia. Va sottolineato in più che il diritto all’assistenza sanitaria nella Legge “Salvini” del 2018, o meglio nella relazione illustrativa al decreto, precisa che l’esclusione dall’iscrizione anagrafica non pregiudica l’accesso al servizio sanitario così come previsto nell’accordo in materia sanitaria sottoscritto da Governo, Regioni e Province autonome il 20/12/2012.
L’ASL in quella sede ha provvisoriamente accordato ai gemelli l’iscrizione al servizio sanitario e quindi al pediatra fino a novembre 2019. Il pediatra ha poi prodotto l’impegnativa necessaria per l’inizio immediato del percorso neuropiscomotorio per entrambi i bambini.
L’accesso invece alla procedura di invalidità e alla Legge 104 è stata soltanto avviata, poiché una volta che fosse stata accordata dai medici legali dell’INPS poteva essere fruibile soltanto tramite l’apertura di un conto postale nominale dei gemelli con gestione del genitore a carico e anche in questo caso non è stato possibile aprire il conto poiché veniva richiesta l’esibizione di un documento di riconoscimento, ovvero del permesso di soggiorno.

L’associazione ha così contattato un’avvocatessa dell’ASGI, disponibile per la rappresentanza legale dei due gemelli, in regime di gratuito patrocinio, che ha avviato un ricorso ex. art. 700 cpc.
Si tratta di un rimedio atipico, esperito soltanto laddove l’ordinamento non preveda una specifica tutela a fronte dell’immediato pregiudizio che sta subendo un determinato di diritto. In questo caso i gemelli non disponendo di un loro personale permesso di soggiorno (a cui avrebbero dovuto accedere seguendo la protezione accordata dallo stato italiano nei confronti della loro madre) vedevano pregiudicati i loro diritti fondamentali: diritto alla salute esercitato tramite un pediatra di fiducia, accesso alle cure necessarie data la loro disabilità, i diritti economici e sociali legati al riconoscimento della loro grave invalidità. L’avvocatessa ha perciò formulato una diffida a mezzo PEC nei confronti dell’ufficio immigrazione a cui non è seguita nessuna risposta. A fronte di tale silenzio la legale ha depositato un ricorso presso il tribunale ordinario di Roma, nella sezione diritti della persona e immigrazione, richiedendo l’immediato rilascio del permesso di soggiorno per i due gemelli. Il tribunale di Roma nell’estate del 2019 ha emesso un decreto con accoglimento totale rispetto alla pretesa avanzata dalla madre dei due gemelli ordinando alla Questura interessata non solo il primo rilascio del permesso dei gemelli ma anche l’immediato rinnovo del permesso della madre, in modo da consentire che il percorso temporale dei tre permessi fosse nel tempo sempre lo stesso. Va anche sottolineato che la madre dei gemelli ha potuto ritirare tale permesso soltanto a ottobre 2019 malgrado la data del decreto sopra menzionato fosse antecedente di parecchi mesi.
Soltanto da pochissimo tempo perciò è stato possibile aprire i conti postali nominali su cui i due gemelli possono ricevere le pensioni di invalidità e accompagnamento.

Tutela del diritto alla residenza e all’accesso ai servizi per i titolari di protezione internazionale

Il progetto è stato realizzato da maggio a dicembre 2018 grazie al contributo economico di Roma Capitale – Dipartimento Politiche Sociali. che ne ha finanziato quasi interamente le attività. L’implementazione del progetto ha consentito ad operatori e volontari dell’Associazione Cittadini del Mondo di effettuare un’efficace mappatura degli utenti dello sportello socio-sanitario, al fine di orientare ed indirizzare i beneficiari verso le procedure di iscrizione anagrafica a Via Modesta Valenti e verso l’accesso ai servizi territoriali. Tale attività era già stata avviata dagli operatori dell’Associazione nell’anno precedente all’avvio del progetto, in seguito alla delibera comunale che annullava le precedenti residenze virtuali. In questa fase sono stati informati ed indirizzati tutti coloro che risultavano avere valida iscrizione anagrafica presso le associazioni di privato sociale autorizzate a rilasciare residenza virtuale prima dell’istituzione di Via Modesta Valenti. Tali utenti hanno avuto così la possibilità di ottenere il cambio residenza accedendo direttamente agli uffici anagrafici. Per garantire l’accesso a tutti gli altri utenti, per i quali la delibera prevede un passaggio obbligatorio al segretariato sociale, è stata concordata con i referenti municipali una procedura che ha previsto la condivisione dell’elenco dei nominativi degli abitanti di Palazzo Selam richiedenti iscrizione anagrafica virtuale a Via Modesta Valenti. In tal modo, da un lato è stata garantita la chiarezza sulla procedura, dall’altro è stato evitato un intasamento dei servizi. Il lavoro è proseguito e si è intensificato con l’avvio del progetto.
Dall’avvio del progetto gli operatori e i volontari dell’Associazione Cittadini del Mondo hanno effettuato una mappatura degli abitanti di Palazzo Selam, registrando in totale 305 accessi, di cui: 239 allo sportello socio-sanitario, che si è svolto ogni giovedì sera all’interno di Palazzo Selam; 66 allo sportello sociale, che si è svolto ogni mercoledì e sabato mattina nei locali della Biblioteca Interculturale. Oltre il 40% delle richieste al momento dell’accesso sono state relative alla residenza e all’iscrizione al sistema sanitario. Inoltre, in fase di monitoraggio sono stati rilevati i seguenti risultati:

  • 67 utenti hanno ottenuto l’iscrizione anagrafica all’indirizzo virtuale Via Modesta Valenti;
  • 51 utenti hanno effettuato l’iscrizione al Sistema Sanitario Nazionale;
  • 5 minori hanno effettuato l’accesso e sono stati presi in carico dal TSMREE territoriale;
  • 6 madri hanno ricevuto supporto nella richiesta di tariffa agevolata per la mensa scolastica.

La residenza fittizia da diritto a conquista: il percorso ad ostacoli di un migrante

L’Associazione Cittadini del Mondo, che opera da 10 anni sul territorio del Comune di Roma gestendo uno sportello sociale ed un presidio socio-sanitario anche dentro lo stabile occupato di “Palazzo Selam” ad Anagnina, rileva il notevole incremento di cittadini migranti che giungono presso i suoi servizi con un problema di residenza. Segnaliamo che sono moltissimi i cittadini stranieri, in particolar modo titolari di un permesso di soggiorno per protezione internazionale (asilo politico, protezione sussidiaria), che hanno necessità di avere una residenza fittizia poiché non hanno una casa (temporaneamente ospiti dei centri d’accoglienza o senza fissa dimora per strada) oppure non possono prendere la residenza nel luogo in cui abitano (situazioni di sub-affitti al nero, ospitalità informale, stabili occupati).
La situazione risulta particolarmente grave per le famiglie con minori che alloggiano nelle occupazioni dove i genitori hanno preso la residenza prima dell’emanazione del “Decreto Lupi”: questi bambini (eccetto i neonati) alla luce dell’attuale normativa non possono più prendere la residenza presso i genitori costringendo l’intero nucleo familiare a prendere una residenza fittizia, con lunghi tempi d’attesa e determinando l’interruzione dei rapporti esistenti e spesso faticosamente costruiti con i servizi sociali e sanitari territoriali.
Ricordiamo che a Roma, la gran parte delle residenze fittizie sono rilasciate dal Centro Astalli (per i rifugiati), dalla Casa dei Diritti Sociali Focus, dalla Comunità di S. Egidio e dalla Caritas ma per richiedere la residenza vi è una lista d’attesa di oltre 1 mese che in molti casi supera i 2 mesi. In questo lasso di tempo questi bambini ancora privi di residenza hanno problemi per l’iscrizione all’asilo o alla scuola materna ed in generale per l’utilizzo dei servizi sociali e sanitari. Inoltre vi sono stati vari problemi legati alla procedura indicata dal Comune di Roma per il rilascio delle residenze da parte di questi organismi che per alcuni mesi non ne hanno più rilasciate in attesa di chiarimenti.
La residenza è anche un requisito fondamentale per il rinnovo del permesso di soggiorno e tutte queste difficoltà nell’acquisirla aumentano il rischio di scivolamento nell’irregolarità.
Ai cittadini migranti, costretti ad un pellegrinaggio sfiancante tra queste organizzazioni, la residenza sembra essere un’elargizione discrezionale, quando costituisce un diritto fondamentale. E l’iscrizione alla scuola materna, all’asilo nido, la presa in carico da parte dei servizi sociali l’accesso alla medicina di base e territoriale diventano una chimera. Ciò anche in considerazione del fatto che la residenza fittizia “istituzionale” rilasciata dai Municipi, Via Modesta Valenti, è per larga parte non utilizzata visti i requisiti stringenti e la tortuosa procedura per il suo ottenimento. Migliaia di persone e famiglie residenti negli stabili occupati non riescono a prendere la residenza fittizia “istituzionale” rilasciata dal Municipio del loro territorio ma devono spostarsi nel Municipio I dove sono ubicate tutte queste organizzazioni di volontariato. Salta il principio di prossimità e tali cittadini si trovano a dover attraversare Roma per accedere al welfare più essenziale.