Storia di Stachys

Stachys è una giovane donna etiope che vive a Selam da 10 anni, in Italia ancora da più tempo. Ad aprile 2016 è incinta da due mesi; durante una giornata di sensibilizzazione per l’ipertensione arteriosa organizzata da Cittadini del Mondo, misura casualmente la pressione. La sua pressione sistolica – la “massima”- oscilla tra il 170 e i 190. L’ipertensione in gravidanza può diventare estremamente pericolosa, e i volontari si al- larmano; i medici di Cittadini del Mondo cercano di approfondire la sua storia personale e scoprono che Stachys ha avuto precedentemente un aborto.

Da quel momento gli operatori di CdM iniziano il loro tentativo di inserire Stachys in un percorso pubblico di presa in carico delle gravidanze a rischio. Nonostante i contatti telefonici con le strutture e gli accompagni di Stachys presso i servizi, e nonostante l’instaurarsi di piccole perdite ematiche, il tentativo fallisce. Un ambulatorio ginecologico di un grande ospedale romano la visita e le prescrive le ecografie di controllo, senza fissarle un appuntamento specifico. La pressione continua ad essere alta e, nonostante la particolarità della situazione in cui verte – incinta, pregresso aborto, in condizioni di precarietà sociale ed economica – il medico di CdM è costretto ad impostare lei stessa una terapia antipertensiva.

Grazie alla terapia, l’allarme dell’ipertensione sembra rientrare, ma dopo qualche mese si instaura un dia- bete gestazionale – anche questa condizione è particolarmente pericolosa per una donna in gravidanza e spesso si accompagna alla condizione di ipertensione arteriosa – . Nel frattempo, la condizione familiare di Stachys peggiora; il suo compagno la lascia per partire alla ricerca di un lavoro, senza lasciarle la sicu- rezza di riconoscere la bambina.

Stachys continua ad avere difficoltà nell’inserirsi in un percorso strutturato di cure prenatali, sia per barriere linguistico-culturali sia per l’incapacità dei servizi di prendersene carico. Stachys, come molti pazienti che i medici di CdM incontrano, è una paziente “difficile” per un servizio pubblico: ha più difficoltà ad espri- mersi e a farsi capire, richiedendo quindi più tempo ed attenzioni, e inoltre un approccio costruito sul pa- ziente italiano “medio” – che è più familiare con i concetti di malattia, diagnosi, prevenzione, cura, follow-up, oltreché quelli di impegnativa, prenotazione, ticket, CUP, caposala eccetera – può non essere sufficiente a garantire la cosiddetta “compliance”.

La gravidanza di Stachys, seppur con ecografie prenotate all’ultimo momento e con operatori di CdM che in tutta fretta la accompagnano presso i servizi per gli esami di routine, procede per il verso giusto, e Stachys partorisce una bambina bella e sana.

Ad oggi, la glicemia si è stabilizzata, ma la sua ipertensione non è rientrata; ogni tanto il medico di Stachys deve “prenderla per le orecchie”, misurandole la pressione e ricordandole l’importanza di una terapia con- tinuativa. Un frequente problema che gli operatori di CdM riscontrano riguarda la gestione delle malattie croniche; molti pazienti, infatti, considerano la malattia un evento “momentaneo” che regredisce dopo una terapia, che dunque può essere interrotta quando i valori della pressione, o della glicemia, o dei lipidi, sono rientrati nella norma.
Nonostante le numerose problematiche che vive, come rifugiata, come donna sola con una bambina piccola, in condizioni abitative precarie e un compagno che è quasi sempre fuori per lavoro, Stachys e la figlia con- tinuano ad affrontare la quotidianità, supportate quanto è possibile dai volontari di CdM e dai loro amici a Selam che le fanno comunque sentire a casa.

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