COVID19. Non dimentichiamo il Selam e le altre occupazioni

Riportiamo l’articolo di Paola Springhetti pubblicato su Reti Solidali

Roma. Mentre scrivo questo articolo, Donatella D’Angelo è davanti al Selam, dove ha portato mascherine e candeggina. Sta incontrando il Comitato dei residenti, per capire cosa si può fare di fronte all’emergenza. Se il contagio entrasse qui, nessuno sa che cosa potrebbe succedere.

Il Selam è un grande palazzo (ne avevamo parlato qui) che, nella periferia romana, ospita un migliaio di persone, per lo più provenienti dal Corno d’Africa e titolari di protezione internazionale. Lì l’associazione Cittadini del Mondo, di cui la dottoressa D’Angelo è presidente, è una presenza costante dal 2006: un vero punto di riferimento su cui gli abitanti del Selam sanno di poter contare.

«Fino all’inizio di marzo eravamo al Selam tutti i giovedì, con un gruppo di 7 -8 persone. Il nostro lavoro ha un versante sociale (gli assistenti sociali li aiutano per i documenti e altri problemi) e uno medico. L’ultima volta, però, siamo andati solamente io e un altro medico. Ci siamo resi conto che la maggior parte di loro non aveva alcuna idea della necessità di adottare misure di prevenzione, di portare le mascherine, stare lontani, non toccarsi… », racconta D’Angelo.

Informare e sensibilizzare

Il problema è che la maggior parte degli abitanti del Selam non conosce l’italiano. Sono i cosiddetti dublinanti: titolari di protezione internazionale che volevano andare in altri Paesi Europei, ma poi sono stati rimandati indietro, in Italia, a causa del regolamento di Dublino. Parlano magari altre lingue europee, ma sono fuori dai percorsi di accoglienza e di integrazione. «Vista la situazione, abbiamo capito che dovevamo informare e sensibilizzare. Ho scritto delle informazioni per loro, le abbiamo tradotte in varie lingue (somalo, tigrigno, amarigno, arabo e inglese) e le abbiamo stampate, ma anche registrate. Ci siamo procurati un megafono – e neanche questo è semplice, in questo momento – e siamo andati lì sotto, due volte al giorno, per trasmettere le istruzioni, per spiegare e, ovviamente, per raccogliere le richieste di chi usciva dal palazzo per parlarci. Ma è difficile dare regole, se poi chi sta lì dentro, in una non facile situazione di convivenza forzata, non ha mascherine, né guanti, né altro». Al Selam, infatti, si vive in in spazi ristretti: intere famiglie in una stanza, con un bagno condiviso con 20 persone. «Posso solo sperare che non entri niente», auspica D’Angelo.

C’è tanto da fare al Selam

Il rapporto di Cittadini del Mondo con i migranti del Selam passa anche attraverso altri canali: lo sportello aperto due volte in settimana nella sede dell’associazione, per esempio, le attività della biblioteca e il fatto che alcuni hanno la dottoressa D’Angelo come medico di base. «Per questi, ad esempio, abbiamo attivato una convenzione con la protezione civile, grazie alla quale possono ricevere i farmaci a domicilio: io mando le ricette on line e loro la portano».

Ma ci sono altri problemi: «ad esempio quello dei bambini che non vanno più a scuola. Mi hanno contattato alcune maestre, perché non sono raggiungibili con la didattica a distanza e qualcuno rischia di perdere l’anno. Cosa stanno facendo questi bambini? Chi incontrano, con chi giocano, visto che non vedono più i loro compagni di classe?».

Si continua quindi navigando a vista, cercando mascherine e disinfettanti, mentre «con il comitato stiamo cercando di organizzare una qualche forma di pulizia delle scale: nove piani affollati. Se noi non riusciamo a tenere i nostri bambini nelle nostre case, con la play station e la cameretta per loro, come possono loro stare in quattro o cinque sempre chiusi in una sola stanza? Sicuramente usciranno, scenderanno nella sala comune…».

L’assenza dell’Amministrazione

Il problema, però è non pensare solo all’emergenza. «Qui il problema è radicale», afferma decisa la presidente di Cittadini del Mondo: «questa situazione è il prodotto di anni di politica improvvisata e miope. Finché non si farà un piano di integrazione per le persone che arrivano, per renderle indipendenti, si perpetuerà questa situazione. Se li fai uscire dai centri di accoglienza senza esserti accertato che conoscono la lingua, hanno un lavoro, hanno una casa, è inutile parlare: Selam resta una soluzione. Indegna, ma una soluzione: meglio della strada».

E nei confronti di Amministrazione e istituzioni regna il disincanto: «non abbiamo aspettative da parte dell’Amministrazione, anche se l’assessora del VII Municipio Cristina Leo non solo ci ha aiutato a stampare i volantini con le istruzioni in somalo, ma ci ha aiutato a far portare via i rifiuti che si erano accumulati. A parte questo, noi non possiamo aspettare: io sono medico e la Asl non ci ha dato neanche una mascherina. Cosa dovrei aspettarmi? Meglio lavorare e denunciare».

E a questo punto viene spontanea una domanda: ha paura di contagiarsi? «Tantissima, come tutti i medici. Ma cosa devo fare?»

Per aiutare

In relazione all’emergenza sanitaria, l’associazione Cittadini del Mondo ha bisogno di: mascherine, guanti monouso, alcool etilico denaturato, candeggina, panni per pulire, coperte, lenzuola, asciugamani, t-shirt bianche, tute, calzini, scarpe,biancheria intima.

Per informazioni è possibile chiamare o inviare un messaggio whatsapp al numero 389-9112893, oppure inviare una email a info@associazionecittadinidelmondo.it.

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